Stupisce come questi due fratelli statunitensi sappiano spaziare con agilità all’interno dello stesso pezzo dal jazz al blues, dall’elettronica alla classica, alternando parti nervose e ritmate a situazioni più intime e delicate. Rehearsing My Choir non è sicuramente un album dall’ascolto facile, uno di quelli che rimane piacevole sin dal primo ascolto, ma è un lavoro che va scoperto lentamente: anche dopo svariati ascolti il disco è capace di sorprendere grazie alle genialate dei Friedberger. Il mix vincente? Tonnellate di synth, applicato quasi sempre con buon gusto, e strumenti acustici, dal violoncello alle chitarre, dal contrabbasso al clavicembalo. E’ infatti la musica a reggere i brani, le linee vocali sono praticamente quasi sempre parlate, raramente esplodono in virtuosismi o ricami canori. Insomma un album strano, elaborato fino all’inverosimile. Sicuramente un bel lavoro, coraggioso, ma in definitiva poco snello: forse sotto questo punto di vista eccessivamente cervellotico, dato che ognuna delle undici tracce potrebbe contenere al suo interno almeno altre cinque canzoni, tante sono le variazioni dei temi musicali e delle ritmiche. Sarei curioso di ascoltare una loro performance live!