EDITORS - THE BACK ROOM (2005 Kitchenware/Self) Diciamo che fino ad un paio di anni fa non mi sarei mai sognato di essere qui a parlare (recensire per me è una parola troppo grossa…) non di uno, bensì di diversi gruppi che hanno come comune denominatore la musica inglese degli anni ’80. Diciamo anche che, come testimonia il successo dei vari Interpol, Killers, Bloc Party e compagnia, questo fenomeno si sta finalmente allargando, facendo breccia anche nel cuore dell’italiota medio. Diciamo infine che la qualità media di questi dischi è piuttosto alta, il che autorizza a pensare che, dopo il successo “a costo zero” degli Interpol, si stia realmente investendo su questo genere, volutamente dimenticato dai media alla fine degli anni ’80 apparentemente in favore di mode effimere come il crossover (ve ne ricordate ancora ?) o l’acid jazz (mai capito di cosa si tratti…). Nella fattispecie parliamo di un gruppo giovane, di poco più che ventenni con base a Birmigham, che in pratica hanno al loro attivo un solo disco, peraltro neanche nuovissimo, i cui brani però stanno girando per le nostre radio da tutto l’inverno e che si stanno accingendo ad un tour in USA e in Giappone, mica uno scherzo ! Affrontiamo immediatamente il nodo della questione: gli Editors sono o non sono i cugini poveri degliInterpol ? Se in effetti Tom Smith, il cantante, provasse a fornire una versione un po’ più originale delle sue peraltro non eccelse liriche (v.www.editorsmusic.co.uk/discography/index.asp), questo aiuterebbe tutti coloro che non sanno di cosa stanno parlando a distinguerli…. A mio avviso però, la loro musica è senz’altro meglio di quella dei newyorkesi: il pathos è reale e la melodia, sempre portante e mai “al traino”, traspare cristallina in ogni capitolo. Pertanto, parzialmente assolti dalla prima accusa, proviamo allora con il secondo domandone: sono gli Editors la brutta copia dei Joy Division? Dato che, quando a domanda precisa anch’essi, come i succitati Interpol, rispondono che “solo ultimamente hanno cominciato ad ascoltarli”, si spera sempre che l’intervistatore si trovi a distanza di sicurezza per non essere sforacchiato dal naso “pinocchiante” dei nostri !!! Ebbene, come e più dei The Rakes di cui Vi ho parlato tempo addietro, gli Editorshanno compreso che “quel certo non so che” che rese i Joy Division quelli che erano, non risiedeva solo nel cantato e nel cantante, ma anche in quella rimtica particolare che a suo tempo prese spunto daiDoors (dài, su, non storcete il naso…), creando un genere e un mito. In The Back Room il drumming è potente (anche se a mio avviso la batteria non è stata suonata dal vivo ma è stata composta con strumenti elettronici) e sempre ben azzeccato. I tre episodi più gratificanti del CD, Munich, Blood e All Sparks partono da giri ritmici già di Steve Morris, ma anche Someone Says e Open YourArms debbono qualcosa a Something Must Break e A Means To An End, mentre invece alzi la mano a chi l’inizio sul charleston di Camera non ricorda addirittura l’intro di Methods Of Dance dei Japan ! In definitiva, The Back Roomè un gran bel disco, e credo non sia sbagliato riproporre in chiave moderna frammenti di grandi classici, purchè con gusto e classe. Ammetto però di avere delle discrete remore su dove potranno approdare gli Editors con il prossimo disco, considerando anche che sono in tour praticamente da 2 anni. Vedremo…. www.editorsofficial.com