E’ sempre bello avere eroi in cui riconoscersi, e la carriera di Echo & The Bunnymen è stata altalenante come spesso sono le fasi della vita. I difficili inizi poi il successo mondiale; la morte del compianto batterista originale, Pete de Freitas, proprio all’apice di quel successo; il successivo scioglimento ed il fallimento della carriera solista di Ian McCulloch; l’inaspettata quanto meravigliosa reunion del 1997 ed il quasi immediato abbandono del bassista, Les Pattinson, per gravi motivi personali; lo scioglimento del contratto con la London Records, la trionfale tournèe del 2001 ed il nuovo accordo con la Cooking Vinyl.
Diciamo subito che SIBERIA è un bel disco. Niente a che vedere con quanto prodotto nel periodo d’oro, che magari al primo ascolto rimpiangeremo sempre con una lacrimuccia; si tratta di un album pop, ma di gran lunga migliore degli ultimi 2 episodi “What are you going to do with your life?” (1999) e “Flowers” (2001) registrati dalla band.
Un disco organico, tutto d’un pezzo, curato al punto da non lasciare trasparire sbavature di sorta. La voce struggente di Ian McCulloch riesce a trascinare l’ascoltatore con melodie sempre ben definite, mentre le calde chitarre di Will Sergeant, farcite di effetti vintage, “fanno” il pezzo; la sapiente maestria di Hugh Jones alla console fa il resto. Per chi non lo sapesse, si tratta di colui che, insieme a Steve Lillywhite e Brian Eno, ha creato un intero stile musicale. Portano la sua firma lavori come “From The Lions Mouth” dei Sound, “Sons And Fascination” dei Simple Minds ed “Heaven Up Here” dei nostri Bunnymen.
Le uniche pecche che posso muovere a questo lavoro sono la mancanza di una vera e propria hit (“Stormy Weather” non lo è proprio) e di qualche doveroso ossequio agli accordi minori, da cui sfugge solo, e parzialmente, “Scissors in The Sand”. Le mie preferite ? La ruffiana “All Because of You Days”, “Parthenon Drive” con le splendide chitarre soliste registrate a rovescio e la ritmata “In The Margins”.
Le 11 tracks comunque scorrono veloci ed il mio player non smette di suonarle……. peccato che le giovani generazioni debbano scoprire grandi gruppi come i Bunnymen tramite la colonna sonora di Donnie Darko o se occorre l’attestato di tale Chris Martin, il lagnoso cantante dei Coldplay (che ha definito Ian “The greatest singer in the world ever”): è segno che purtroppo i tempi sono proprio cambiati.