MAURO DI MAGGIO - AMORE DI OGNI MIA AVVENTURA (Sony/BMG, 2006)
"Non credo nella politica / non credo nelle mezze verità", canta Di Maggio in Mia superstar: strategico disimpegno o legittimo assecondamento della propria vena sentimentale ? Lascio a voi stabilirlo: nel mio piccolo vi segnalo la solarità di questa seconda prova - a tre anni da Inogniforma - che si compone di undici pezzi lievi ma non necessariamente superficiali. Curati, nella loro semplicità, gli arrangiamenti: ancora prima della gioiosa acusticità screziata di elettricità (e saltuariamente di elettronica), va notata una voce che fa delle armonizzazioni e dei registri alti le sue carte vincenti. Difficile tacere inoltre della produzione di Giorgio Baldi (anche sua la mano dietro Gazzé e Raf) e delle batterie di Piero Monterisi. "Bene, bravo, bis" ? Fino a un certo punto, perché se è vero che la scaletta scorre gradevolmente (molto, a tratti), è vero anche che il nostro, intellettualmente parlando, si direbbe essere fin troppo di scuola battistiana, il che non è certo un crimine (né una novità !), ma potrebbe portare l'ascoltatore a chiedersi dove finisca la farina dell'allievo e dove quella del maestro. Fermo restando che de gustibus..., un pizzico di personalità in più e dovremmo esserci.
voto 6,5
MANGALA VALLIS - LYCANTHROPE (Ma.Ra.Cash - 2005)
Ma vuoi vedere che è vero che la musica in cui si incappa praticamente per caso riserva belle sorprese più di quanto non si sarebbe detto ? Prendiamo i Mangala Vallis: in questa loro seconda fatica, Lycanthrope, mi ci sono imbattuto per vie a dir poco traverse, eppure non è che a ben guardare abbia molto di cui lamentarmi. Un progressive intelligente, curato sì ma non narcisista: questa è la musica dei nostri cinque emiliani (fra cui Bernardo Lanzetti, ex-PFM ed ex-Acqua Fragile, e Gigi Cavalli Cocchi, ex-Clandestino), musica che risponde alle regole di massima del genere senza risultare sterile, distribuendo piuttosto perizia e buongusto anche sul piano degli arrangiamenti. Quando l'eterogeneità delle soluzioni ritmiche, nonché dei timbri, si sposa da un lato con un piacevole senso di spontaneità, dall'altro con un'"impalcatura" da concept, cosa resta da fare se non applaudire ? Certo: i Mangala Vallis non inventano la sostanza di quanto suonano, tant'è che di rimandi all'età dell'oro del prog ce ne sono diversi (e persino eclatanti), ma da qui a dire che la loro onestà intellettuale ne esce ridimensionata ce ne corre. Un peccatuccio ? La lingua inglese: non per becero nazionalismo, piuttosto per la curiosità di approfondire quanto la nostra lingua possa dare a questa musica fuori, dentro, attraverso il tempo.
voto 7
Fulgentio