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martedì, 21 febbraio 2006

FRANCESCO DE GREGORI - CALYPSOS  (Caravan)
calypsosE’ con un certo imbarazzo che mi accingo a scrivere di questo ultimo lavoro di De Gregori. Lo dico subito: non mi aspettavo un capolavoro d’album e non speravo di scoprire dentro “Calypsos” la canzone della mia vita. Tanto meno pensavo di ritrovarmi  ad ascoltare brani così poco incisivi, scialbi, piatti e svogliati.  Mi ero inconsciamente preparato ad un lavoro di medio livello, quale era il precedente “Pezzi”, senza infamia e senza lode. Ero pronto al classico album di questi grandi cantautori che spesso non hanno più nulla da dire, ma che, grazie alla loro “classe” naturale, di un gradino superiore rispetto ai giovani, trovano comunque il modo di non sfociare nel ridicolo anche quando il loro prodotto (cioè la canzone intesa come materia pura, ancora non arrangiata e non interpretata) non raggiunge palesemente la sufficienza. Lungi da me pensare che i “vecchietti” della canzone italiana siano una categoria in decadenza e che debbano scomparire per fare posto alle nuove leve, non sono (ancora) di questa opinione. E’ invece il mio grande amore per il cantautorato italiano degli anni settanta (di cui De Gregori è L’Esponte) che mi porta necessariamente a fare i paragoni col passato e a pensare che uno che ha scritto una canzone come “Rimmel” abbia una certa responsabilità verso la musica e verso il (suo) pubblico. E che prima di presentare un intero album così brutto debba pensarci mille volte perché è una questione di onestà. Chi pubblica due album di inediti a distanza di nemmeno un anno, quando ultimamente viaggia ad un ritmo di uno ogni quattro, è perché: o ha scritto l’album più bello della sua carriera e, colto da un raptus di filantropia, decide che l‘umanità non può attendere dei lunghi anni per ascoltarlo, o che è tutta una simpatica operazione commerciale (strano, con la Sony di mezzo..).
Sarà l’aria di Spello, dove il nostro cantautore da anni vive, incastrata tra le colline e immersa in un over-dose di natura, ma Roma, De Gregori se l’è scordata come è fatta, ascoltate “Le strade di Roma” e capirete. Le liriche di tutte le tracce appaiono intrappolate in un limbo di banalità poetica da quattro soldi, non che De Gregori debba fare per forza testi politici o intellettuali, bastava un minimo di cura in più, un po’ di ricercatezza, alcune strofe le potrebbe tranquillamente avere scritto un Jovanotti o un Ligabue qualunque. E poi le musiche: non sono assolutamente delicate e intime (come qualcuno sicuramente scriverà) sono semplicemente “buttate la”, fa specie sentire arrangiamenti così piatti da De Gregori. L’unico brano che si salva è proprio “Cardiologia”, la prima traccia, quella che in questi giorni sta, se non vado errato, passando per radio.
Caro Francesco, io non ci credo che ti sei impegnato per questo disco: è palese che c’avevi ‘sti nove brani scartati dagli ultimi due album, magari una situazione scomoda con la casa discografica che pressa per le incombenze contrattuali e hai deciso di farci un bel mucchietto e buttarlo in questo “Calypsos”. Se il precedente l’hai chiamato “Pezzi”, questo lo potevi intitolare “Avanzi”. E noi tutti, i tuoi fans a fare la parte dei gatti affamati, tanto noi ascoltiamo (e soprattutto compriamo) tutto sulla fiducia, vero? (Evviva allora il file sharing)
So perfettamente che rientra nella natura dell’uomo non essere perfetti, che l’ispirazione musicale e la vena poetica vanno e vengono, so anche che non si può mai accontentare tutti e che probabilmente questo “Calypsos” potrà anche piacere a qualcuno. Ma allora perché insistere proprio quando l’ispirazione non c’è e quando non si ha nulla da dire? Quello che proprio mi delude è osservare la parabola discendente nell’ultimo decennio del nostro (amato?) artista:
- PRENDERE E LASCIARE (1996) L’inizio della fine. Album decente, erano quattro anni che non pubblicava degli inediti, il livello è comunque dignitoso, anche se il brano “L’Agnello di dio” è una squallida hit radiofonica. Bella invece “Battere e Levare”. 
- AMORE NEL POMERIGGIO (2001) Il colpo di reni prima della caduta. Lo ascoltai e gridai al miracolo, tutti brani di ottimo livello, “Il cuoco di Salò” (arrangiata e prodotta però da un certo Franco Battiato) e “Sempre e per Sempre“ sono due capolavori che reggono il paragone con le pietre miliari dell‘artista, bello anche il tour. 
- PEZZI (2005) L’inesorabile discesa. Quello che chiunque si sarebbe aspettato da un cantautore in declino, canzoni dignitose, nessuna particolarmente valida, ma con lo stile di De Gregori che si percepisce ancora.
- CALYPSOS (2006) L'evitabile fine. Generalmente è inevitabile, questo invece è uno dei pochi casi in cui poteva essere scampata. Praticamente un suicidio artistico.

http://www.sonymusic.it/degregori/

Recensito da TEDDI
postato da: teddi82 alle ore 02:44 | link | commenti (27)
categorie: de gregori


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