Sarebbe stato facile scrivere due parole su questo album. Anzi facilissimo. Belle atmosfere, assoli favolosi, soluzioni di gran classe ecc. ecc.. Ma non è così. Questo disco è di David Gilmour, le tastiere sono suonate da un certo Richard Wright, e io, che sono cresciuto a pane e Pink Floyd, non posso astenermi dall'affrontare i soliti (e inutili?) paragoni col passato. Sia per una questione di puro e macabro divertimento che per una sorta di dovere morale. Se ti chiami Gilmour è normale che le aspettative siano alle stelle.