Ho la sensazione che Silvestri sia davvero fra le migliori personalità della musica italiana degli ultimi anni. Come minimo gli va riconosciuto il coraggio di non essersi adagiato sugli allori di canzoni-manifesto come L'uomo col megafono, Cohiba, Aria, o di tormentoni riuscitissimi come Salirò. Chiaro: il nostro due conti li sa fare, e nessuno si sognerebbe di negare come questo nuovo Il latitante goda di un trampolino sanremese quale La paranza. Ma al di là della divertita furbizia salsera, questi tredici pezzi (e una ghost track, crepi l'avarizia) coagulano le infinite sfaccettatture del nostro in un quadro vario ma intellettualmente coerente, anche se a tratti la messa a fuoco si direbbe perdersi. Ironia, sarcasmo e forse più disincanto del solito animano canzoni da ascoltare e soprattutto ri-ascoltare, gradevoli ma non necessariamente immediate come sono. Da notare una certa ricercatezza sul piano della scrittura, difficilmente banale, e su quello degli arrangiamenti, che alternano – e a tratti combinano – elettronica, elettricità e un'acusticità dal sapore jazzistico maggiore che in passato. Da segnalare gli Otto Ohm nella spietata "A me ricordi il mare". Bene, bravo, bis.
www.danielesilvestri.it
Voto 7,5
Fulgentio