Fabbricante di canzoni (brutte) è l’ennesima caduta di stile, l’ennesima immondizia, l’ennesimo inquinamento acustico prodotto dalle case discografiche italiane. La mia critica infatti non è rivolta al disco in sé per sé, piuttosto è un attacco a coloro che producono ‘sta roba: sono loro i responsabili che a braccetto con network radiofonici, radio private e trasmissioni televisive musicali, in nome del dio denaro (detta così sembra anche una bestemmia, e forse vuole esserlo..) ci propinano i vari Cristicchi, Cremonini, Povia, Meneguzzi e chi più ne ha più ne metta, potrei continuare per molto, ma preferisco autocensurarmi. Il problema è vecchio e grave, molto più grave della pirateria, argomento molto in voga in questi tempi “bui” nei quali la musica è “scandalosamente” libera, talmente libera da uccidere lentamente il povero “dio denaro”, secondo alcune menti “illuminate” il vero motore della musica. (Non la passione, la dedizione, l’estro artistico e compositivo, no: i soldi).