The Greatest, la titletrack che apre l'album è un capolavoro di eleganza in perfetto stile Cat Power, un brano di quelli che continuerò ad ascoltare frequentemente e che seminerò a destra e a manca nelle mie playlist. Poi però, insieme allo scorrere delle dodici tracce, assisto un po' incuriosito e un po' incazzato (tutta colpa delle aspettative) ad una lenta discesa del livello di "catpauerismo" (le virgolete sono d'obbligo quando scrivo queste cose abominevoli), con relativa caduta e scomparsa dello stesso stile così ben proposto nel primo brano. Non che sia un brutto lavoro, tutt'altro: l'album è gradevole, malinconico e disilluso. Ed è suonato da signori strumentisti tanto che non è difficile trovare quà e là qualche virtusismo tecnico e qualche finezza. Ogni canzone poi è indubbiamente piacevole e scivola via con una certa naturalezza.