BUILT TO SPILL - YOU IN REVERSE (2006 Warner)
Dopo anni di silenzio, si fanno risentire i Built To Spill. La suite iniziale è da brividi. Goin' Against Your Mind scruta con disinvoltura ogni angolo sonoro delle chitarre di Doug Martsch toccando tutti quelli che saranno i punti chiave del disco. E' normale sentirsi già appagati dopo una presentazione del genere. Verrebbe voglia di riascoltare la prima traccia ad oltranza senza andare mai avanti. Infatti l'estasi dell'inizio provoca un'attesa così grande che basta poco a rimanere subito un po' delusi. Trace e Liar, echi pop assolutamente poco convincenti, rappresentano un clamoroso passo indietro: arpeggi annoiati e privi di mordente per due tracce che creano una voragine di inutilità. Saturday segna il passaggio ad atmosfere più riflessive, una coperta di di timpani e suoni sintetizzati avvolge la bella e delicata melodia. Per fortuna la canzone dura solo due minuti o la noia avrebbe prevalso su tutto il resto. Dopo una Wherever You Go che rialza il tiro dell'allbum con intensità, potenza e chitarre davvero protagoniste, e una spensierata, ma efficace, Conventional Wisdom con i suoi riff graffianti e voloci, arriviamo, non poco risollevati, alla bellissima Gone. Qui l'intensità dei suoni raggiunge sin dalle prime note livelli commuoventi. Un crescendo di piacere per le mie orecchie senza precedenti. Un brano davvero ispirato e paradigmatico per lo stile dei Built To Spill. Vestito con un arrangiamento esemplare: dinamico, sorprendente, a tratti noise, a tratti selvaggiamente evocativo e melodico. Compatto e allo stesso tempo eterogeneo. Dove un organo spudoratamente vintage, protagonista con prepotenza nella parte strumentale del brano, fa da trampolino di lancio ad una chiusura ad effetto molto psichedelica, quasi floydiana. Cinque minuti e quaranta secondi di vera goduria. Poi Mess With Me, riff orientaleggianti con ripetuti cambi di ritmo spiazzanti e piacevoli, e Just A Habit, soft quanto basta e fieramente distorta nell'assolo finale. La ballata in stile Wilco che chiude il disco è un raro gioiellino: The Wait, accattivante e così dolce, sembra quasi avere una sua autosufficienza stilistica rispetto all'intero You In Reverse e riesce, con una formula semplice e furba, a farsi ricordare.
Alla luce di qualche pezzo assolutamente non all'altezza del resto del disco e del blasone della band, che fa sempre impennare le aspettative, non me la sono sentita di assegnare un voto più alto. Speriamo solo che Doug non se la prenda a male... :-) www.builttospill.com/
voto 7,5
Teddi