Non si esce vivi dal brit-pop, quella sorta di universo espanso in cui dieci anni fa tutti - o quasi - si riconoscevano e che oggi tutti - o quasi - disconoscono. Ecco allora che l'ex Suede - ed ex Tears - mette la firma su un album che si pretende intimista e che in realtà si direbbe solo un po' timido, un po' retorico, un po' noiosetto. Il mestiere e la cura emergono, si capisce: la semplicità della scrittura si sposa all'orecchiabilità delle scelte melodiche, nonché al lavoro di arrangiamento che vede dosare strategicamente elettricità ed acusticità, da una parte, e un pizzico di elettronica alla bisogna, dall'altra. Ma la sostanza dov'è? E la personalità, se non il guizzo? Il pop sognante di questo reduce, che pure nell'arco di questi 11 pezzi qualche passaggio gradevole lo regala, sembrerebbe fin troppo limato.
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Voto 5
Fulgentio