Non escludo che questo Traineater non mi convinca per la stessa ragione che ad altri, magari, fa gridare al miracolo: la mia è solo un'opinione spiccia, vi pare? Tanto più che, in questo momento, tutto quello che mi viene da dire è che album simili servono a ribadire implicitamente come il senso della misura sia fra i beni più preziosi di cui un gruppo possa disporre. La seconda fatica dei Book of Knots è, in effetti... troppo. Troppo dissonante, soprattutto troppo gratuitamente: non si possono abolire i punti cardinali per sostenere poi che è l'assenza di una direzione l'ultima, vera strada da percorrere. Recital e batterie distorte, chitarre sature e manipolazioni elettroniche: qualche brivido ambient questi quattordici pezzi - e intermezzi - lo regalano, ma non sarà un po' troppo poca cosa?