E' con un certo imbarazzo che mi trovo a "recensire" l'ultimo lavoro dei Boards of Canada: raramente mi era capitato di interrompere l'ascolto di un album prima della sua fine. Ho provato e riprovato ad arrivare in fondo a questo "The Campfire Headphase", ma inutilmente: forse non sono la persona più indicata per parlare di elettronica ambientale, o forse il duo scozzese, che con il precedente "Geogaddi" (2002) aveva ricevuto il plauso generale, ha effettivamente dato alle stampe del materiale mediocre. Nelle mie ignoranza ed ingenuità, ritengo che un pezzo strumentale abbia ragion d'essere se non fa avvertire all'ascoltatore la mancanza di ciò a cui esplicitamente rinuncia: il canto umano. Bene: questi 15 pezzi sembrano 15 basi a cui manca appunto la voce. Belle basi, certo: la ricerca sui suoni è degna di nota, ma evidentemente non è sufficiente a tener su i pezzi, che infatti si susseguono stancamente, avvitandosi su loro stessi senza nemmeno il fascino dell'ipnosi. Senza, in definitiva, lasciare dietro di loro alcunché: peggio di così...