Avrei molto voluto elaborare un pensiero numero 3 definitivo riguardo alle ultime vicende degli Afterhours, ma non è stato possibile. Alla faccia delle polemiche e delle notizie che volevano quasi tutta la scaletta incentrata su Ballads For Little Hyenas, con mio grosso stupore (e felicità), i brani in inglese alla fine sono stati soltanto quattro su venti in totale. Scelta degli artisti maturata dopo la recente valanga di critiche o esigenza imposta dagli organizzatori della rassegna rock ? A riguardo sarebbe interessante e utile conoscere la scaletta delle precedenti date, se qualcuno di voi sa..
Simpatico siparietto: Male di Miele, evidentemente non concordata in scaletta, viene ordinata da Agnelli all'orecchio di Ciffo e di Dall'era che prontamente avvertono l'uno il factotum Gabrielli e l'altro il chitarrista Ciccarelli. Favolosa la faccia di Prette, ignaro della variazione in scaletta, quando parte inaspettato il giro di chitarra di Male di Miele. 

Texani nostalgici del wave all'esordio . Se ne parla un gran bene praticamente ovunque. A me non sono piaciuti per niente. E per le atmosfere forzatamente cupe, e per il progetto anche troppo ambizioso che sembra essere costruito a tavolino da qualche bravo (e furbo) produttore (e distributore). Le sonorità fanno l'occhiolino a dozzine di bands sacre e innavicinabili '80 e '90 tra cui Cure, Depeche Mode, Smiths, Joy Division e tanti altri. Il risultato? La brutta copia di un passato glorioso.
Neve Ridens 1 non mi aveva convinto. Ancora meno la soluzione della dilogia. Sembra solo una grossa presa per il culo nei confronti dei fans. Parente si dimostra per l'ennesima volta bravo a saper sviluppare i brani attraverso la sperimentazione di arrangiamenti particolari e cervelloticamente elaborati, applicando con disinvoltura il jazz al cantautorato. Ma che noia: resta l'impressione, piuttosto netta, che ogni brano sia una mera esibizione di quanto il nostro artista sia alternativo e imprevedibile. I testi vorrebbero essere poetici..
Ballate Per Piccole Iene era un ottimo album. Ascoltarlo cantato in inglese mi paralizza un po'. Non so davvero cosa pensare. Anzi, penso troppo. Penso cose opposte. Pensiero n.1: Ridicoli, non ce n'era bisogno, e poi Agnelli, nonostante agli esordi cantasse in inglese, non è che abbia sta gran pronuncia. Pensiero n.2: Bravi e coraggiosi, esportate voi qualcosa all'estero che sennò ci facciamo conoscere solo tramite i soliti Nek (tontolotto simpatico e innocuo), Pausini (sopravvalutata), Bocelli (vota Forza Italia), Zucchero (che montato di merda). Questa settimana dopo averli visti dal vivo elaborerò un Pensiero n.3 risolutivo e ve lo comunicherò.
A Perugia il rocker emiliano è costretto a fare due date. Coi biglietti alla modica cifra di 40 euro. Gli Afterhours intanto vanno a suonare in una discotechina che terrà 300 persone se va bene a Città di Castello, in provincia di Perugia. Prezzo: 14 euro. E poi ci vengono a dire che nel mondo della musica non girano i soldi perchè ormai la gente si sbizzarrisce col file sharing. Grossa cazzata. E' che i soldi il giro lo fanno sempre più stretto, intorno ai soliti noti.
Gira da qualche tempo in rete l'inno dell'UDEUR. Se non lo avete ancora ascoltato fatelo subito qui perchè ne vale veramente la pena, io sono caduto dalla sedia per le risate!
I vecchi fans saranno contenti perché gli Afterhours sono tornati quelli di una volta sfornando un bel disco cupo, depresso e arrabbiato. Le sonorità sono dure e dirette come in “Germi”, sono scomparse le dolci e accattivanti linee melodiche di “Non è per sempre” e le liriche sono il frutto della definitiva maturazione artistica di Manuel Agnelli capace di dare sfogo a tutto il suo estro artistico. Un album di introspezione con ripetuti cambi di registro nei toni dei testi e negli arrangiamenti come al solito molto ben curati, mai banali ed elaborati, seppur in definitiva semplici e adatti alle liriche scure e complicate a cui ci ha abituato Manuel Agnelli.