PIETRA MILIARE IN THE AEREOPLANE OVER THE SEA (1998 Neutral Milk Hotel)
Ci sono alcuni album che pur non essendo stati mai riconosciuti come classici, rappresentano una tappa fondamentale della storia della musica. In The Aeroplane Over The Sea è uno di questi. I Neutral Milk Hotel, scioltisi poco dopo la pubblicazione di questo album, sono stati il prodotto più interessante della Elephant 6, straordinario collettivo attivo dai primi anni novanta, che ha partorito gruppi come Olivia Tremor Control, Elf Power, Essex Green e Apples in Stereo. Uno dei cofondatori della Elephant 6 è Jeff Mangum, il cuore pulsante dei Neutral Milk Hotel, a cui più di tutti va il merito per questo album eccelso. Personaggio ambiguo e problematico, Mangum era ed è un artista inquieto, con una capacità unica di mettere in musica poesie caotiche e spesso inaccessibili. Al suo secondo album con i Neutral Milk Hotel Mangum si fa ispirare da un libro che in apparenza di ispirante ha davvero poco (stritolato com’è tra le nostre letture obbligate da scuola media), il Diario di Anna Frank. La figura di Anna, e tutte le sue implicazioni, politiche, sociali e umane, si innestano alla perfezione nella visione sbilenca che Mangum ha della vita e del mondo. Il risultato sono delle liriche incantevoli, mesmerizzanti, continuamente in bilico tra slanci di spiritualità e squarci di un’umanità terribilmente fisica e carnale. Nell’attraversare un calvario lungo dodici tracce, Mangum mescola memoria e delirio, in un percorso ipnotico dal quale è difficile non farsi affascinare. In The Aeroplane Over The Sea sembra galleggiare in un mondo a parte, in cui i confini tra passato e presente (e quindi tra morte e vita) sono sfumati, in cui le vittime dell’olocausto convivono con bizzarri e mostruosi two-headed boy, in cui il fantasma di Anna Frank torna a nuova vita in tempi e spazi completamente differenti da quelli che l’hanno vista protagonista. Sul versante delle musiche ci troviamo di fronte ad un lavoro sorprendente: dietro a quelle che ad un primo impatto appaiono come semplici melodie orecchiabili si trova invece un complesso e ricercatissimo mosaico, che procede per accumulazione, e che trova il suo punto più nella splendida, impressionante Holland 1945. Tutto il disco è pervaso da bassi e chitarre distorte, organi, armoniche a bocca, banjo, idiofoni, fisarmoniche e un fitto e costante dialogo tra i numerosissimi fiati. C’è spazio anche per delle tracce in cui Mangum è accompagnato solo dalla sua chitarra acustica, e si tratta probabilmente dei migliori momenti del disco. Un album comunque che ha solo picchi, un’apnea emozionale da cui una volta entrati è difficile uscire. Pietra miliare dell’indie rock/lo-fi, opera poco conosciuta ma dal valore innegabile, In The Aeroplane Over The Sea è, a parere di chi scrive, uno degli album più significativi degli anni novanta, se non uno degli album semplicemente più belli della storia della musica. neutralmilkhotel.net