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domenica, 02 aprile 2006

PIETRA MILIARE  - Diamond Dogs (1974 - David Bowie)
1974 - Diamond Dogs - FrontUn album storico per ciò che rappresenta nella carriera dell’artista: una fase di transizione. Un mix geniale quanto straordinariamente  progettato in un’atmosfera d’altri tempi, o di più tempi visti i diversi generi musicali che all’interno possiamo delicatamente ritrovare. Un viaggio alla scoperta di sentimenti celati dalla quotidianità dove alla fine ci si imbatte nella fatidica domanda “cosa accadrà domani?”. Con le armi della nostalgia, della perplessità, della nightmarish vision del futuro, nasce nel 1974 il “dramma” della carriera dell’artista ( troppo spesso etichettato come puro e semplice show-man ), quale rito di passaggio tra l’antico e il nuovo. Ecco perchè per molti fans (come me) Diamond Dogs è semplicemente il miglior album di David Bowie!
L’idea di Diamond Dogs si ispira ai Ragazzi Selvaggi di William Burroughs e al  lavoro di Bowie per l’adattamento musicale di 1984 di George Orwell . Ed è proprio la vicenda orwelliana  che pervade questo intricato concept album , tant’è che 1984 rimane uno dei brani più convincenti, magistralmente orchestrato dagli archi di  Tony Visconti e Alan Parker alla chitarra, con un ritmo incalzante, espressione di un senso concreto dell’ignoto che si pone alla base  di questo lavoro. L’intro , Future Legend assume i toni di una profezia: "This ain’t rock’n’roll- this is a Genocide” ; Diamond Dogs, retta da  basso (Flowers),  piano e batteria, crea  un’atmosfera quasi gotica.
Ma la  fisionomia  dell’album si esplicita sin dalla copertina , in cui l’artista viene rappresentato come un essere mitologico, metà uomo metà cane: The Year Of Diamond Dogs è l’era dei sopravvissuti ad una  catastrofe atomica che ha ridotto l'uomo nella condizione di cane folle in un mondo ormai putrido e in rovina, in cui l'unica possibilità di salvezza è quella degli amanti di We Are The Dead, canzone, quest’ultima, aperta da un epico piano elettrico che pare richiamare l’atmosfera da film dell’orrore.
A tratti forse ridondante, l’album tenta di cogliere lo spirito che pervaderà le generazioni a venire: la paura di un futuro tecnologico e degradato,  il timore di un olocausto nucleare,la pazzia che assale l’individuo ormai diventato demente.
Al tema dell’alienazione si affianca poi quello della morte, che inizialmente assume il falso aspetto sorridente e terrificante dei Diamond Dogs, poi mostra il suo vero volto nella triade Sweet ThingCandidate – Sweet Thing Reprise, definita come migliore espressione del post – glam rock dell’artista: “ tu pensi che la tua faccia sia la stessa ?” “ma…potremo comprarci un po’ di droga…ascoltare dei musicisti …e poi buttarci nel fiume mano nella mano”.
Il concept continua con un esile istante di ottimismo e sagace ironia frutto del “più solido piacere della vita” , l’illusione , che porta ad assumere le sembianze di un Rebel Rebel (traccia leggendaria del rock), rubando una chitarra ai Rolling Stones, con un flashback al Bowie del pieno successo; un’illusione che termina con la presa di coscienza della realtà nella struggente Rock And Roll With Me, ballata pervasa da un forte senso di nostalgia e di solidale conforto. Qui trova allora spazio We are the dead, noi siamo i morti: “per tutto ciò che abbiamo visto, per tutto ciò che abbiamo detto, noi siamo i morti”.
Temi oscuri, marcati da uno stato di paranoia. Pur ricevendo giudizi negativi dalla critica, il riscatto nasce con il tour apocalittico e futuristico (tra grattacieli in rovina e navicelle spaziali, cani-uomo e rottami sparsi dell'umanità), disegnato da Jules Fisher, dove l’artista si fa portavoce delle perplessità e delle paure sul futuro, in un clima teatrale e surreale. Sarà  grazie a questo tour che Bowie si avvicinerà alle radici della musica soul, che troveranno espressione in Young American. Tutto questo senso di caos e perdizione trova maggior espressione  attraverso le tracce volutamente sconnesse e tra loro miscelate nella track list, tra composizioni  quasi classiche in 1984, nuove sonorità funky, tra influenze teatrali in Rock'n'Roll With Me, all’ r’n’b in Rebel Rebel.
Il risultato finale è sicuramente intrigante e spettacolare: Bowie si fa carico in questo lavoro di un linguaggio musicale nuovo, abbandonando gli schemi classici del rock’n’roll , pur difendendone la struttura, per approdare a un mood che sarà successivamente sperimentato nella trilogia berlinese. www.davidbowie.com

recenstito da ANGELO
postato da: teddi82 alle ore 02:09 | link | commenti (8)
categorie: - pietra miliare - diamond dogs


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